Riscoprire Vernadskij - pioniere dell’ecologia
La
Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 5 novembre 2013
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Giorgio Nebbia
150 anni fa a San Pietroburgo, nella Russia zarista, nasceva Vladimir
Vernadskij, una delle persone più significative nella storia dell'ecologia, un
personaggio straordinario troppo poco conosciuto. Vernadskij, che aveva
partecipato ai movimenti giovanili di protesta contro l'assolutismo degli Zar,
dopo un periodo di studi in Germania, nel 1890 era diventato professore di
geochimica, una giovane disciplina che studiava con strumenti chimici la composizione
dei minerali. Per queste sue competenze era divenuto membro dell'Accademia
russa delle Scienze ed era stato nominato presidente di una speciale
Commissione per lo studio delle risorse naturali, incaricata di identificare i
giacimenti di minerali di importanza economica sparsi nello sterminato impero
russo. Vernadskij aveva studiato, in particolare, i minerali radioattivi che
erano stati scoperti e descritti pochi anni prima dai coniugi Curie.
Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 Vernadskij aveva continuato i suoi
studi e l'insegnamento. Non era membro del Partito Comunista, ma fu rispettato
e apprezzato dal governo bolscevico e da Lenin, e poi da Stalin, che lo
incaricarono di continuare a dirigere la Commissione per le risorse naturali e
anzi di intensificarne l'attività. In un periodo della storia russa che molti
descrivono come oscuro, violento, intollerante, questo non-comunista fu
nominato presidente della prestigiosa Accademia delle Scienze dell'URSS, girava
il mondo e passò alcuni anni, dal 1924 al 1926, a Parigi presso l'Istituto
Pasteur.
A Parigi insegnò all'Università, mettendo a punto la nuova rivoluzionaria
visione biogeochimica della grande unità di tutto il mondo biologico e
inanimato, che sta alla base della moderna ecologia. Nel periodo di Parigi
apparvero, prima in francese e poi in russo, due opere fondamentali di
Vernadskij: "La geochimica" e "La biosfera". Nella Parigi
di quegli anni venti --- l'"età dell'oro dell'ecologia", come l'ha
chiamata il biologo italiano Franco Scudo (1935-1998) --- vivevano e
insegnavano anche il grande matematico italiano Vito Volterra (1860-1940), che
descrisse le leggi fondamentali della coesistenza delle popolazioni animali, e
il russo Vladimir Kostitzin (1883-1963), emigrato dall'Unione Sovietica dopo un
passato di rivoluzionario, a cui si devono altre opere fondamentali di biologia
matematica.
Le lezioni di Vernadskij furono seguite dal gesuita francese Pierre Theilard de
Chardin (1881-1955), che conduceva ricerche di paleontologia in Cina e a cui si
deve il concetto di "noosfera", la forma in cui la storia naturale
dell'uomo si completerà come trionfo della mente (noos in greco).
Tornato nell'URSS, Vernadskij si batté con successo perché l'Accademia delle
Scienze sovietica restasse indipendente dall'influenza politica del governo, e
continuò le sue ricerche sui minerali strategici e radioattivi che avrebbero
assicurato all'Unione Sovietica la produzione industriale e la vittoria contro
il nazismo. Ma soprattutto Vernadskij va ricordato per aver elaborato, in forma
compiuta, la grande visione unitaria della vita sul pianeta. Una vita che si
basa sulla circolazione degli elementi dall'atmosfera alle piante, agli
animali, al suolo, e poi di nuovo all'atmosfera e alle acque; di questi cicli
vitali fanno, naturalmente, parte gli esseri umani.
Oggi sono stati inventati nuovi termini: si parla di visione
"olistica", unitaria, appunto, dell'ecologia, ma il concetto di unità
bio-geochimica della vita sul pianeta nasce proprio con Vernadskij quasi
novant'anni fa. Vernadskij descrisse chiaramente le alterazioni del clima
dovute alla modificazione della composizione chimica dell'atmosfera, tanto che
già nel 1926 era chiaro quello che oggi chiamiamo "effetto serra".
Vernadskij parlò del ruolo dell'ozono stratosferico come filtro delle
radiazioni ultraviolette solari biologicamente dannose e delle conseguenze di
quello che oggi chiamiamo il "buco dell'ozono". Negli studi
biogeochimici di Vernadskij erano descritti i danni dell'erosione del suolo e i
pericoli di perdita di fertilità dei terreni a causa delle attività antropiche
irrazionali.
Ma forse l'opera più interessante, quasi il testamento scientifico e
spirituale, è il breve saggio, pubblicato nel gennaio 1945 nella rivista
americana "American Scientist", intitolato: "La biosfera e la
noosfera". Vernadskij usa il termine noosfera con un significato diverso
da quello di Theilard de Chardin; per Vernadskij la "noosfera" è
l'insieme delle modificazioni operate sulla biosfera dalle attività derivate
dalla mente umana. Vernadskij spiega bene che tali modificazioni possono essere
negative per i grandi cicli biogeochimici da cui dipende la sopravvivenza della
stessa specie umana, ma nota che tali modificazioni --- se dominate dalla mente
umana, anziché dall'avidità di gruppi o singoli --- possono anche contribuire
al progresso umano attraverso l'uso razionale delle ricchezze della natura. Un
messaggio di speranza che viene da uno scienziato che è passato, a testa alta e
rispettato, attraverso lo zarismo e l'epoca sovietica, giustamente onorato in
Russia tanto che a Mosca al suo nome sono intestati l'Istituto di Geochimica
dell'Accademia delle Scienze, un grande viale e una stazione della
metropolitana.
Il contributo di Vernadskij è poco noto sia perché molte delle sue opere sono
state scritte in russo, sia perché c'è una specie di pigrizia, da parte di
tanti, nei confronti delle radici culturali dell'ecologia. Soltanto nel 1999
l'editore Sellerio ha pubblicato un'ampia raccolta dei suoi scritti col titolo:
"La biosfera e la noosfera". E sarebbe utile che tali scritti fossero
letti da chi dovrebbe occuparsi di ambiente nell'Italia odierna.
